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Monnalisa Touch


Se anche tu lamenti i disturbi comunemente collegati all'atrofia vaginale, sappi che da oggi puoi ottenere un nuovo equilibrio attraverso il recupero della fisiologia genitale e il sollievo dai sintomi di cui soffri quotidianamente.
MonnaLisa Touch™ favorisce in modo sicuro e indolore il recupero dell'equilibrio della mucosa genitale con metodologie simili a quelle utilizzate per rallentare l'invecchiamento della sensibile pelle del viso.
Agendo con delicatezza sui tessuti della mucosa vaginale, il laser stimola la produzione di collagene, migliora la funzionalità dell'area trattata e ne ristabilisce la corretta irrorazione.

Naturale, sicura e mini-invasiva, MonnaLisa Touch™ ridona tono ai tessuti, aumenta il flusso sanguigno e la lubrificazione: in una parola riporta alla normalità, con naturalezza, lo stato fisiologico delle pareti vaginali.


MONNALISA TOUCH: la nuova tecnica laser per il trattamento dell'atrofia vaginale.

Tra le tecniche più avanzate di fotoringiovanimento vaginale, MonnaLisa Touch™ allevia i sintomi più fastidiosi associati all'atrofia vaginale: scarsa lubrificazione vaginale, prurito vulvare, secchezza, senso di pesantezza, persino dolore durante il rapporto sessuale possono diventare un ricordo del passato.

MonnaLisa Touch™ è un trattamento di ringiovanimento vaginale (da non confondersi con i trattamenti di tipo estetico) basato su uno speciale sistema laser a CO2 frazionato, realizzato appositamente per questo tipo di applicazione medica.

Procedure

La procedura laser-assistita è mini-invasiva e viene eseguita in uno studio medico, ambulatorialmente o in day-hospital; non prevede né incisioni, né punti di sutura, e non necessita di più di un'ora di tempo per singola seduta.
Il trattamento NON richiede di norma nessuna anestesia, tuttavia se una paziente lo desidera può essere comunque utilizzato un anestetico in crema.
I risultati sono evidenti già dopo la prima seduta; normalmente si consiglia di effettuare un ciclo completo di 4-5 sedute a intervalli di 45-60 giorni. Il numero di sedute può tuttavia cambiare a seconda del livello di atrofia vaginale da trattare. Solo il tuo ginecologo di fiducia, dopo un'accurata visita, potrà valutare e consigliarti il piano terapeutico più indicato.

Azioni benefiche

L'azione di stimolazione del laser sul collagene migliora lo stato della mucosa che riveste le pareti della vagina e facilita la reidratazione e il recupero funzionale dei tessuti vaginali. Agendo su fattori che determinano secchezza, fragilità e perdita di elasticità della mucosa, il trattamento rigenerante può eliminare quelle sensazioni fastidiose di prurito, irritazione e dolore, rese particolarmente acute durante il rapporto sessuale. Di conseguenza la maggior parte delle pazienti trattate riferisce di un sostanziale miglioramento della qualità della vita e delle relazioni di coppia.
Col laser a CO2 frazionato è possibile trattare efficacemente anche quei casi in cui la vagina dilatata (wide vagina) è conseguente a una perdita di tono della mucosa, quando essi non presentino il coinvolgimento della muscolatura locale o problemi come il prolasso vaginale. Questo processo di stimolazione e ringiovanimento coinvolge cellule e tessuti e richiede alcune settimane per essere portato a termine. I risultati saranno quindi maggiormente apprezzabili dopo un mese e mezzo circa dal termine del trattamento.

Tempi di recupero

I rischi per le pazienti trattate con MonnaLisa TouchTM sono minimi: la maggior parte delle donne riferisce solo di effetti collaterali transitori, di leggeri arrossamenti o lievi gonfiori: piccoli fastidi non allarmanti immediatamente successivi alla seduta , che solitamente si risolvono con un giornata o due di riposo. È possibile che durante il processo di guarigione ti sia consigliato di evitare di sollevare pesi o di rinunciare momentaneamente ad alcune attività come il bagno caldo in vasca e l'esercizio fisico: il tuo medico ti darà indicazioni più specifiche sugli accorgimenti da adottare per accelerare il recupero.


Cenni su menopausa e terapie

La menopausa spontanea è la definitiva naturale cessazione dei cicli mestruali derivante dalla perdita delle funzioni follicolari ovariche ed è diagnosticata dopo 12 mesi di assenza delle mestruazioni (amenorrea).

La menopausa prematura o precoce è quella che si verifica prima dei 40 anni (OMS). Può essere sia fisiologica che indotta e può comportare un rischio maggiore in termini di osteoporosi, patologie neurovegetative e problemi cardiovascolari: le linee guida della International Menopause Society raccomandano per questo la Tos come trattamento preventivo più indicato (siano essi solo estrogeni per le donne che hanno subito isterectomia o estrogeni in abbinamento con progesterone o progestinici da sintesi per la protezione endometriale delle pazienti con utero).

La menopausa indotta può essere determinata dalla rimozione chirurgica di entrambe le ovaie (con o senza isterectomia) o dalla soppressione della funzione ovarica come effetto indesiderato di terapie antitumorali come chemioterapia, radiazioni, tamoxifene (OMS).
La perimenopausa si riferisce al periodo che precede la menopausa fino al primo anno dopo l'ultima mestruazione (OMS).
La postmenopausa è tutto il periodo che segue l'ultima mestruazione, indipendentemente dal tipo di menopausa (OMS).
A questo elenco stabilito e approvato a livello internazionale dall'OMS nel 1990, la International Menopause Society (IMS) nel 1999 ha aggiunto la definizione di climaterio come periodo variabile che precede e segue il passaggio dalla fase riproduttiva a quella non riproduttiva della donna.
TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva).
Indicata con il termine TOS (Terapia ormonale sostitutiva) solo nella realtà italiana, nella letteratura scientifica è detta genericamente HRT (Hormone Replacement Therapy): si tratta della prescrizione di soli estrogeni (a donne isterectonizzate) o di estrogeni in associazione ai progestinici, a pazienti in postmenopausa, per contrastare i disturbi collegati all'atrofia urogenitale e soprattutto prevenire gli effetti negativi dell'improvvisa carenza di estrogeni sul sistema cardiocircolatorio, scheletrico e neurovegetativo. In modo più specifico la terapia di soli estrogeni viene chiamata Estrogen Replacement Therapy (ERT). Il 10–25% delle donne che utilizzano la terapia ormonale sistemica continua comunque a soffrire dei disturbi correlati all'atrofia urogenitale: questo motivo, assommato ai timori sulla sicurezza dell'assunzione di ormoni rende più rara la prescrizione della terapia sistemica per quelle donne che lamentano unicamente sintomi vaginali. I timori sulla sicurezza delle terapie ormonali sono collegati al rischio oncologico: se l'incidenza di cancro della mammella nel corso della vita di una donna occidentale arriva al 10%, tra i fattori di rischio riconosciuti c'è l'uso prolungato della terapia ormonale con estrogeni e progestinici in menopausa (HRT); così come rappresenta un fattore di rischio per il carcinoma dell'endometrio la terapia ormonale con soli estrogeni (ERT) somministrata a donne in menopausa con utero. Viceversa diversi studi epidemiologici hanno messo in evidenza una sostanziale riduzione del rischio di carcinoma del colon-retto fra le donne trattate con HRT.

Terapia estrogenica vaginale locale o transdermica
Soprattutto per gli effetti benefici sull'atrofia vaginale e per l'assenza di alcune delle controindicazioni sistemiche da assunzione di estrogeni, la terapia topica viene preferita alla terapia sistemica (nei casi in cui quest'ultima non sia richiesta per altre ragioni mediche). Gli estrogeni vengono assorbiti dalla parete vaginale ed entrano comunque in circolo, tranne nei casi di preparazioni concepite per prevenirne l'assorbimento; tra i potenziali eventi avversi, ci sarebbero dolore mammario, perineale e sanguinamento uterino (da segnalare subito al medico per accertamenti). In alcuni casi il trattamento è controindicato, come in presenza di sanguinamenti vaginali/uterini di natura sconosciuta o in donne affette da tumore dell'endometrio. Le terapie delle patologie maligne ginecologiche o della mammella possono portare infatti a disfunzioni sessuali come l'atrofia vaginale ma la maggior parte dei tumori ginecologici e al seno sono sensibili agli ormoni. In alcuni casi poi (come nei carcinomi cervicali a cellule squamose) le cure radioterapiche locali possono ridurre il numero dei recettori estrogenici rendendo poco efficace la terapia topica. Allo stato attuale, non ci sono linee guida relative alla durata dei trattamenti estrogenici per via vaginale, terminati i quali, i disturbi ricompaiono. Inoltre non sono ancora disponibili dati sull'utilizzo superiore a 1 anno di tale terapia.

Lubrificanti e idratanti
Nei casi in cui i preparati estrogenici risultino non indicati o inefficaci, i trattamenti non ormonali – lubrificanti vaginali e preparazioni idratanti – applicati localmente e con una certa costanza possono attenuare i sintomi correlati alla secchezza vaginale. Si tratta di mix di agenti protettivi e restitutivi solubili in base acquosa con sostanze non ormonali che hanno un'azione benefica sull'epitelio vaginale. Le prescrizioni terapeutiche non ormonali sono indicate soprattutto nelle donne contrarie alle terapie ormonali o in soggetti a rischio per pregresse patologie maligne sensibili agli ormoni.

Fitoestrogeni.
Sono molecole non steroidee di origine vegetale (soia e trifoglio sono le fonti più utilizzate) che si legano ai recettori degli estrogeni, assunte come supplementi o integratori alimentari, il cui assorbimento varia da persona a persona e per lo stesso individuo, in relazione al tipo di alimentazione, all'interazione con antibiotici e allo stato della flora intestinale di ciascuno. Le interazioni ormonali di queste molecole non si limitano agli estrogeni ma riguardano anche altri ormoni come gli androgeni avendo e gli ormoni tiroidei. I prodotti naturali non sono necessariamente privi di controindicazioni e d'altra parte non ci sono dati clinici che ne dimostrino l'efficacia e la sicurezza per la menopausa: ad esempio non sappiamo se siano sicuri per le pazienti con problemi alla tiroide, dato che hanno effetti inibitori sul funzionamento tiroideo. Il rapporto rischio-beneficio dei fitoestrogeni in relazione al carcinoma mammario è poi un punto ancora molto dibattuto.

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